Nessuno ce la fa contro Gundam! 40 anni di Gundam franchise.

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I festeggiamenti per il quarantesimo anniversario del di Gundam continuano dallo scorso anno (2019) in Giappone con nuove iniziative dedicate al mobile suit bianco. Lo scorso 9 febbraio è ricorso il quarantesimo anniversario della prima messa in onda in Italia, ne approfittiamo per dare uno sguardo al Gundam Franchise, un franchise ancora vitale.

40 anni di Gundam franchise

Chi ha avuto in modo di seguire in precedenza il nostro blog sa già quanto ci sia cara la prima serie animata del 1979 di Mobile Suit Gundam, assieme alle successive evoluzioni dello Universal Century, l’universo principale in cui si svolgono le vicende del mobile suit bianco.
Basta scorrere i passati articoli che abbiamo dedicato a vari aspetti del fenomeno innescato dalla creatura di Yoshiyuki Tomino per farsene un’idea.

Lo scorso 9 febbraio 2020 è caduto il 40° anniversario della prima messa in onda italiana di Gundam. Quella data per noi ha un grande significato, non a caso qualche anno fa avevamo dedicato questo post fatto di amarcord: “Gundam, 9 Febbraio 1980 – Un ricordo, tanti ricordi…”.

Iniziamo quindi questo articolo tra l’analitico e il commemorativo con uno spunto decisamente nostalgico: riguardando con grande trasporto la sigla Italiana del 1980. Ed è subito un brivido…

L’immortale sigla Italiana di Gundam.

Come ormai ben sappiamo, ai tempi della prima messa in onda in Italia della serie originale era sorto un contenzioso tra TV italiane e la casa di produzione giapponese Sunrise. Infatti, la seconda parte degli episodi della serie di Gundam era stata adattata e trasmessa senza che venissero pagati i diritti al legittimo detentore, cosa che ha causato l’allontanamento forzato per una ventina d’anni di tutto il franchise di Gundam dall’Italia (con l’eccezione di alcuni manga e anime comics pubblicati nei ’90).
Se Mobile Suit Gundam fosse stata una serie TV robotica come tante, sarebbe probabilmente caduta semplicemente nel dimenticatoio, invece la breccia che aveva fatto nel cuore del pubblico è rimasta aperta, tanto che quei 20 anni di silenzio (fino ai primi anni 2000) hanno contribuito ad ingigantirne il mito in Italia. Grande rammarico sta nel fatto che se avessimo avuto l’opportunità di vedere nel 1987 un serie TV come Z Gundam (la seconda in ordine cronologico), l’avremmo probabilmente adorata. Vista da adulti, malgrado ingenuità ed imperfezioni, resta comunque piacevole, ma non ha la stessa intensità che avrebbe avuto vista in quegli anni. Ci siamo persi poi inoltre ottime serie di OAV come Mobile Suit Gundam 0080: War in the Pocket e Mobile Suit Gundam 0083: Stardust Memory.

Come abbiamo raccontato nel precedente articolo “La guerra per MS Gundam nell’anno 1979“, Yoshiuki Tomino, il creatore di Gundam, ed il suo staff avevano dovuto a far fronte a moltissime battaglie solo per dare un finale alla serie, che al principio della programmazione sembrava essere destinata ad essere un flop totale. Ed in effetti, visto il target di più piccoli a cui i finanziatori volevano destinarlo, in parte lo è stato. Il fenomeno Gundam è esploso quando i ragazzi più grandi hanno scoperto la serie, creando un successo senza precedenti che si è spinto oltre i confini del Giappone (ci sono vistosi omaggi al mobile suit bianco anche in film hollywoodiani a largo budget come Ready Player One e Pacific Rim – La rivolta). 

Lo shift del target è sempre stato un cruccio per la produzione, infatti nel corso degli anni sono stati fatti diversi tentativi per indirizzare il franchise di Gundam ad un pubblico più giovane. Il primo tentativo è stato fatto con la terza serie TV intitolata ZZ Gundam; l’esperimento non è andato molto bene però, infatti non ha creato molto nuovo pubblico e in più ha scontentato il vecchio. Oltretutto lo svolgimento della storia è stato segnato da molti ripensamenti, tornado in modo altalenante ai registri delle serie precedenti.

Dopo questo tentativo si è puntato allora a diversificare il brand creando storie ambientate in universi alternativi al classico Universal Century. Viste le potenzialità dei principi base della serie, si è cercato di accalappiare più pubblico con versioni alternative pensate anche per target differenti dal fandom classico (spesso neanche troppo però, come nel caso di Iron-Blooded Orphans), anche per non tradire le aspettative degli affezionati alla saga principale, che nel frattempo erano cresciuti e non potevano che vedere con scontento esperimenti come ZZ Gundam

Dagli anni ’90 ad oggi quindi, accanto alle produzioni dedicate alla timeline principale, sono comparsi molti Gundam alternativi: G Gundam, Gundam Wing, Gundam X, Turn A Gundam, Gundam SEED, Gundam 00, Gundam AGE, Gundam Reconguista in G, Iron-Blooded Orphans

Malgrado le diversificazioni però, e non a caso, la timeline Universal Century alla fine ha dimostrato di essere la più longeva e di avere ancora molto da dire, come visto nel recente Mobile Suit Gundam Thunderbolt, manga di Yasuo Ohtagaki ancora in corso di pubblicazione, da cui sono state tratte due web series poi raccolte in due film. Ambientato durante e nel periodo subito dopo la “Guerra di un Anno”, Thunderbolt si distingue per tematiche adulte ed è già considerato come una delle migliori side story di sempre. Racconta, con spietatezza e senza risparmiarsi un colpo, una “guerra dentro la guerra”, come da tradizione senza buoni e cattivi, dapprima combattuta da reietti di entrambe le fazioni per conquistare un settore spaziale di vaga importanza strategica ormai ridotto a un cumulo di detriti vaganti, per poi concentrarsi sulla deriva che prendono gli eventi per vincitori e vinti nel periodo subito dopo la fine ufficiale del confitto (una guerra che in realtà sembra non voler finire mai). Consigliatissimo a tutti quelli che amano la fantascienza, anche a chi non è già un fan di Gundam.

Tornando al fenomeno esteso, non dimentichiamo poi che uno degli scopi ultimi delle varie animazioni è anche la vendita del merchandise, che nel caso del franchise di Gundam dà il suo meglio nella produzione da parte di Bandai dei Gunpla, i kit in plastica da montare. Questi vengono prodotti in varianti infinite e sono diventati un vero fenomeno mondiale, tanto che ogni anno si disputa il Gunpla Builders World Cup, in pratica una sorta di “Olimpiade del modellismo gundamico“. Avevamo parlato diffusamente dei Gunpla nei seguenti articoli: “Gundam Front Tokyo” e “Multimedialità e un po’ di plastica colorata“.

L’idea di fare breccia nel pubblico di giovanissimi è comunque rimasta. Infatti oltre alle serie TV sopra citate, sfruttando in modo furbissimo la vastissima base di Gunpla Bandai, negli ultimi anni hanno preso piede anche le serie “Build”, che ritraggono fondamentalmente ragazzini, con la passione del modellismo e di Gundam, sfidarsi in mondi virtuali con i loro Gunpla customizzati. Tentativo geniale di lanciare l’hobby del Gunpla tra i più giovani, ponendosi in alternativa a fenomeni del merchandise collezionistico come Pokemon e simili. Si parla di serie ovviamente con tematiche molto più leggere rispetto a quelle del passato, come: Gundam Build Fighters, Gundam Build Fighters Try, Gundam Build Divers

Come dicevamo ad inizio articolo, per il Giappone il quarantesimo anniversario di Gundam è caduto l’anno scorso, e promette di essere davvero un “lungo anniversario”, visto il fioccare di nuove iniziative dedicate al franchise, molte delle quali ancora in gestazione e previste per i prossimi anni.

Tanto per fare un elenco frammentario del tutto (ce ne sono in mezzo sicuramente altre, ma citiamo quelle che più ci hanno catturato) abbiamo avuto e avremo:

  • la serializzazione ricomposta in 13 puntate dall’agosto 2019 del ciclo di film che compongo Mobile Suit Gundam: The Origin (stiamo andando un po’ in là ma qualcuno spera anche in un reboot moderno della prima serie basato sul manga di Yoshikazu Yasuiko);
  • Mobile Suit Gundam Narrative, Il film uscito nel 2019 continuazione degli eventi narrati in Gundam Unicorn ;
  • Uno spin-off dedicato a Iron Blooded Orphans, a metà tra anime e gioco interattivo intitolato: Mobile Suit Gundam: Iron-Blooded Orphans – Urdr Hunt
  • Un attesissimo film per il cinema tratto da un romanzo di Yoshiyuki Tomino che prosegue l’epopea dello Universal Century: Mobile Suit Gundam: Hathaway’s Flash, annunciato per il luglio 2020 (questo ci stuzzica molto, perché Hathaway’s Flash è famoso per essere uno dei lavori più impegnati di Tomino e questa versione cinematografica è diretta da Shukō Murase, già regista tra gli altri di Ergo Proxy);
  • Un annunciato ma ancora segretissimo film di Hollywood su MS Gundam prodotto da Sunrise e Legendary Pictures (!!)

E altro ancora a venire…

Oltre a queste iniziative nel settore dell’intrattenimento audiovisivo, dal 2019 abbiamo assistito ad un fiorire di azioni di marketing e branding che hanno abbinato Gundam a svariati prodotti, eventi sportivi ed altri franchise.

Per arrivare al livello “extra-dimensionale”, il culmine dei festeggiamenti sarà un robot con le sembianze del classico Gundam RX-78-2 a dimensioni reali in grado di camminare, che sarà presentato in occasione dei prossimi Giochi olimpici in Giappone! In pratica la statua a dimensioni reali 1/1 del Gundam Front di Tokyo, rimpiazzata (con nostro sommo rammarico) dal Gundam Unicorn nel 2017, tornerà da noi camminando. Sicuramente non sarà la stessa, ma ci piace pensarla così… 

Ovviamente in queste poche parole non abbiamo citato tutto quello che è uscito in 4 decenni di produzioni tra anime e manga, ci siamo limitati a fare una serie di considerazioni generali prendendo qualche esempio. Malgrado la diffidenza di fondo per le iniziative più propriamente commerciali, ed il fatto palese che il materiale che è stato proposto con il marchio Gundam negli ultimi 40 anni non è stato tutto allo stesso livello, c’è sempre però grande attesa per le nuove iniziative dedicate a questo franchise, un po’ perché siamo sempre alla ricerca del Gundam definitivo, un po’ per l’amore per la storia originale che ci ha sempre accompagnato. Del resto il mondo di Gundam è intrinsecamente culturalmente legato alle generazioni a cavallo tra gli anni ’70 e ’80: la saga del mobile suit bianco è cresciuta e si è evoluta insieme a noi.

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